The day after

( tempo di lettura 6 minuti )

Oggi sono stravolta…. dopo le fiere, infatti, c’è sempre la fase di smontaggio degli stand, e a chi è toccata? Alla stessa che li aveva anche allestiti, cioè io.
La cosa più rognosa è stato il disassemblaggio degli spaventapasseri. In genere il laboratorio degli spaventapasseri è una rogna, e dire che lo avevo inventato io con la mia amica Sara 3 anni fa come attività speciale per la fattoria Il Rosmarino (avevamo tanta paglia…).
Accidenti a noi.
Da allora ogni volta che non si sa cosa fare… SPAVENTAPASSERI PER TUTTI!
I bimbi certo si divertono, ma poi vien fuori una tale confusione di paglia ovunque, loro ci saltano dentro, e tu te la ritrovi anche nelle mutande. Che non è una cosa bella 🙂
E poi quando se ne sono andati (e quando non possono vedere) ti tocca smontarli tutti, e tirare su tonnellate di paglia.
Questo lavoretto l’ho fatto stamattina, oltre a smontare tavoli e caricare il materiale rimasto nel furgone. Sono arrivata in ufficio non proprio fresca come una rosa, e con la paglia appunto ovunque, che pareva mi ci fossi rotolata sopra tutta la mattina.
Il capo come mi vede mi manda urgentemente ad un riunione sul formaggio montasio (giuro) alla quale sono arrivata in ritardissimo, erano tutti già seduti e io sono entrata che parevo Heidi dopo che aveva passato la mattina in compagnia della capretta Fiocco di Neve.
Nemmeno Bridget Jones faceva figuracce peggiori.

Come se non bastasse, stasera mi toccherà una seratina non proprio leggera….

Robo mi ha mandato ancora una bella favola, che parla di me e che mi ha tirato su il morale.. ve la copio qui sotto, per tutte le volte che anche a voi tocca proprio fare qualcosa che non vi va.
Vi auguro che vi capiti una giuggiola magica a rendervi felici.

E vi lascio anche due foto del nostro laboratorio, e del risultato finale: orrendi mostri a 3 teste, che non solo spaventeranno tutti i passeri, ma li manderanno dallo psicanalista per qualche lustro, temo.


FAVOLA

La principessina Bun, quella notte, proprio non riusciva a dormire. Si sentiva agitata, preoccupata. Suo padre aveva invitato il re di un altro castello molto lontano. Dovevano parlare di affari. E questo re sarebbe arrivato al castello la mattina seguente, insieme al figlio. Un principino antipatico che la principessina Bun proprio non sopportava.Uno che voleva sempre avere ragione, che nei giochi voleva sempre vincere, che voleva sempre fare quello che voleva lui.
Bun sapeva che adesso avrebbe dovuto trascorrere qualche giorno in sua compagnia. E non ne aveva proprio voglia. Non voleva perdere tempo per fare compagnia ad un bambino capriccioso ed impiccioso.
Ma c’era proprio bisogno che questo re venisse nel suo castello? Continuava a ripetersi. Ma perché i grandi vogliono prendere sempre queste decisioni senza pensare alle altre persone che hanno intorno? E non riusciva a prendere sonno. Teneva lo sguardo fisso sulla parete bianca. Alla fine però il sonno prevalse e la principessina si addormentò.
La mattina seguente si svegliò con il suono delle trombe che annunciavano l’arrivo del re straniero insieme al figlio. Bun si spaventò. Per un po’ pensò di far finta di essere ammalata. Ma suo padre non gliel’avrebbe perdonato. Allora si fece forza e decise di affrontare la situazione.
Mentre si stava vestendo, notò qualcosa che si muoveva vicino all’armadio. Era un piccolo ragnetto che stava giocando con una giuggiola, forse caduta per terra la sera prima mentre la principessina le stava mangiando. Bun si avvicinò. E vide che in realtà il ragnetto non stava giocando con il piccolo frutto, ma lo stava spingendo proprio verso di lei. Bun raccolse la giuggiola, il ragnetto sembrò quasi salutarla poi corse via a nascondersi nell’armadio. La principessina lo guardò sparire, poi si mise la giuggiola in tasca. Quella mattina proprio non aveva neanche voglia di mangiare una giuggiola, il suo frutto preferito. Scese nel salone del salone e si preparò ad affontare il principino.
Nel salone c’era un gran schieramento di persone importanti, tutte pronte ad accogliere il re straniero, che poco dopo fece il suo ingresso nel palazzo. Accompagnato dal suono delle trombe, ma soprattutto accompagnato dal figlio.
Suo padre abbracciò il re straniero e lo accompagnò nel suo studio per discutere degli affari. Ma prima di uscire, raccomandò a Bun di fare compagnia al principino. E Bun così rimase nel salone insieme al principino. Bun stava quasi per mettersi a piangere. Il principino straniero aveva già iniziato a farsi portare dai servitori i suoi giochi e stava già dicendo a Bun a che cosa dovevano giocare. Ma i giochi del principino non piacevano a Bun. Lei nel castello aveva tutti i suoi giochi, i suoi gazebo da costruire, i suoi animali preferiti da coccolare, le sue giuggiole da mangiare. Il principino straniero la fece sedere di fronte di sé ed iniziò a mostrarle i suoi giochi. Bum sentiva sempre più i lacrimoni agli occhi. Infilò la mano nella tasca per prendere il fazzoletto e sentì con un dito la giuggiola che le aveva regalato il ragnetto. Se ne era dimenticata. La prese in mano. Improvvisamente calò un silenzio generale. Bun vedeva che il principino straniero continuava a parlare, ma lei non lo sentiva. Si sentì felice. Si alzò in piedi e notò che il principino non se ne accorse. Provò ad allontanarsi di qualche passo e vide che il principino neanche questa volta si accorse di nulla. Poi vide che in realtà, seduta davanti al principino, era rimasta un’immagine di Bun. Solo un’immagine, priva di vita, ma uguale alla vera Bun. Tanto al principino straniero non interessava la vera Bun. Non gli interessava se Bun si stava divertendo ed era contenta. Non si era neanche accorto dei lacrimoni sugli occhi di Bun. Lui era tutto occupato nei suoi giochi.
Bun si girò e si allontanò dal salone.
Il ragnetto, che aveva capito cosa stava succedendo, le aveva regalato una giuggiola magica.
Corse in camera tutta contenta a costruire i suoi gazebo, a coccolarsi i suoi animali, a mangiarsi le sue giuggiole e soprattutto a giocare e divertirsi con il suo nuovo amico ragnetto, che nel frattempo era uscito di nuovo dall’armadio e la stava aspettando. E il principino straniero rimase nel salone a giocare coi suoi giochi e a parlare contento solamente con quell’immagine di Bun.

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