Sfogo

( tempo di lettura 2 minuti )

Sono in uffcio, e sto stampando qualche articolo sul veganismo.
Li darò ad un amico, un bioagricoltore innamorato della cultura portata avanti dal mondo agricolo, e che si dispiace che i vegan vogliano far sparire le meravigliose realtà agricole dato che auspicano la scomparsa degli allevamenti. Ovviamente lui non è favorevole all’allevamento intensivo, per carità, bensì a quel mondo felice e bucolico delle fattorie che allevavano maiali da far salami, bassa corte, e alla poesia della pastorizia e della transumanza. Bellissimo. Tutto molto poetico, nostalgico, che belli i vecchi tempi.
Anche io amo le tradizioni, è bello che l’uomo non perda le sue vecchie genuine abitudini in nome della fredda tecnologia.
Infatti, credo che col prossimo stipendio mi acquisterò uno schiavo al quale far lavare a mano i miei vestiti, non c’è nulla da fare, il lavaggio a mano è sempre più delicato. Altro che quel moderno macchinario che mi infeltrisce sempre tutto!!
E allo stesso tempo acquistando uno schiavetto faccio rivivere anche io una bella tradizione no?

Io sta cosa del “si stava meglio quando si stava peggio” non la sopporto. E non sopporto chi parla nostalgicamente di tradizioni senza sapere veramente che idiozie sta dicendo.
Ancora meno lo sopporto se viene da uno che si crede tanto etico nelle sue scelte, che va in africa a portare avanti un progetto di sviluppo rurale e torna avendo assaggiato ogni tipo di essere vivente presente nel continente nero. Ma che ci poteva fare? Lui non voleva, ma gli hanno presentato il lemure in salmì…
E non sopporto chi vuole che, essendo vegan, debba andare a vivere in un monastero predicando, respirando attraverso una garza per non inghiottire dei microbi innocenti, e stando immobile per non calpestare le formiche. Invece io sono vegan, uso il computer, l’auto e la lavatrice, senza abusarne, faccio il meglio che posso per il mondo intero, e non accetto prediche morali da chi sa solo puntare il dito ma non è disposto a modificare di un pelo le proprie abitudini.

Ecco, mi sono sfogata. 🙂

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  • Ben detto Miss! Ciao, ci si legge. =)

  • beh, magari anche chi mangia un gambero flambé e nel contempo finanzia un progetto per preservare la foresta amazzonica fa del proprio meglio. Il meglio è sempre relativo al chi e soprattutto al come. E’ il concetto del “credersi etico” che mi fa riflettere. Credersi qualcosa è già troppo.

  • concordo con te Waki….è esattamente quello che ho detto io, quello che mi infastidisce è appunto il venire criticata perchè potrei comunque fare di più…specie se la critica viene da chi ha poca voglia di mettersi in discussione! Ma in genere è proprio così, se tutti quelli che puntano il dito pensassero invece di fare del proprio meglio, qualunque cosa questo voglia dire, il mondo sarebbe già un posto migliore.

  • Da quando ” ti conosco” virtualmente non ti ho mai letta fare critiche sul modo di mangiare o sul modo di vivere degli altri. Tu hai scelto un’alimentazione che ritieni adeguata per te stessa e mi e’ sempre piaciuta la tua discrezione. Non hai mai cercato di cambiare o di convincere altri. Secondo me questo e’ segno di maturita’ nello scegliere e nel vivere.

  • Grazie Slimm….il fatto è che potrei anche non avere ragione io!! Come hai detto, quello che ho scelto va bene per me, ma potrei anche essere in errore, in fondo siamo umani, è una possibilità che va contemplata. 🙂
    Un bacione!