Settimo giorno

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Settimo giorno a frullati verdi. Cioè non proprio, perchè ieri ho “sgarrato”, a causa del fatto che non avevo fatto colazione, e alle 2 avevo così fame che quando mi sono messa a tagliare la frutta da frullare ho deciso di mangiarla così com’era, e poi ho mangiato un po’ di crackers di semi di lino (che non ho più spedito perchè mi costava 40 euro mandarli in Inghilterra!! Assurdo!!), e alla sera insalata con miso e avocado e datteri con noci brasiliane.
Avevo così deciso di interrompere il periodo disintossicante, ma poi ci ho ripensato e oggi ho ripreso da dove avevo lasciato. Infatti la mia lingua aveva cominciato a ricoprirsi di una patina bianca, segno di tossine in movimento, e teoricamente bisognerebbe continuare finchè non torna bella rosa, ovvero quando l’organismo si è un bel po’ ripulito.
Quello che noto maggiormente quando sono faccio queste cure depurative sono le abitudini alimentari degli altri, le pubblicità in TV sui prodotti alimentari e i vari programmi sul cibo, e la sensazione generale che ne ricevo è quella di una società fortemente dipendente dal cibo, in modo non sempre sano, perchè il cibo diventa surrogato di troppe sensazioni e sentimenti. Serve quando si è giù, si è frustrati, si è felici, si è da soli, si è con gli altri, ci si deve rilassare, ci si deve tirare su…. non sappiamo più quando abbiamo davvero fame, ed è così che sviluppiamo una dipendenza malata dal cibo, e il cibo non basta mai, e diventa sempre più stimolante e ci crea dipendenza.
Tutta questa mania culinaria ed enologica dilagante mi incuriosisce. Vedo in TV o nelle riviste la continua e sola ricerca dell’appagamento del gusto, nella soddisfazione delle papille gustative sempre più intontite dai sapori, e per contro l’ossessione di tanti nel cercare di “resistere” finchè si può, e poi farsi la grande concessione, magari nel weekend, di un pranzo luculliano perchè “ce lo meritiamo” ed è un modo di volersi bene.
Anche io sono stata così per la maggior parte della mia vita, a certe cose non potevo rinunciare perchè mi sembrava di condannarmi ad una vita triste e grama. Poi ho realizzato che forse ero vittima di troppo marketing pubblicitario e il mio organismo era troppo intossicato. Ora volermi bene vuol dire fare la cura dl frullato verde, molti cibi mi attraggono quando li vedo e li annuso, so che sono buoni, e che il mio palato li apprezzerebbe, ma scelgo comunque di non mangiarli per mille motivi validissimi che non me li fanno rimpiangere affatto, e non mi sento menomata per questo. Anzi, mi sento incredibilmente libera.

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