oddio mi sto perdendo…

( tempo di lettura 2 minuti )

Sto lavorando troppo…accidenti alla collega in ferie 🙂

Anche oggi mi sono fatta 10 ore di negozio e una volta a casa sono troppo stravolta anche per pensare. Credo che sia anche per questo motivo che nessun governo abbia interesse a far lavorare di meno le persone, più lavorano più si stancano e meno pensano. Io comunque oggi un po’ ho pensato, talvolta lo faccio, mentre osservavo il banco dell’ortofrutta.

Abbiamo ananas dal Camerun, banane dall’Ecuador, mele dalla Nuova Zelanda (ma kiwi emiliani in compenso) , fragole spagnole, pere argentine, pompelmi dal sud della francia, arance siciliane della stagione che fu, e ciliegie ed albicocche italiane dal sud. Alla faccia del km zero….

Come si fa? Mangio la mia frutta che adoro e che ha viaggiato più di Phileas Fogg o mi converto alle biete e patate locali? Sono onestamente in crisi. L’impatto ambientale di un crudismo come il mio sarà maggiore o minore rispetto a quello di una dieta basata su vegetali cotti e locali? Quanto impatto ha il consumo di energia per la cottura? E km 0 che vuol dire veramente? Mangiare arance siciliane, per me che sto in Veneto, è davvero tanto diverso che mangiare fragole  spagnole? In realtà questo è un quesito che mi pongo da anni, ma ancora non ho una risposta. Rimango in attesa dei fichi dell’albero dei miei amici, e nel frattempo continuo come sempre nel modo che mi fa stare meglio, sperando che sia anche quello più giusto.

Il mio menù di oggi:

  • succo di pompelmo, carota e limone a colazione
  • albicocche in mattinata, numero imprecisato
  • insalata a pranzo
  • albicocche e banane nel pomeriggio, numero imprecisato
  • frullato banana-ciliegie a cena

tutta la frutta odierna proviene dalla cassettina “scarto” del negozio, ovvero buona ma non vendibile.

Posso etichettarmi “freegan” 🙂

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  • Da quanto letto e sentito in giro mi sembra che 300 km (che non sono pochi) sia la misura entro la quale la provenienza dei cibi e’ ritenuta a minore impatto ambientale. Per quanto possibile io di solito mi attengo a questo principio. Evito comunque la frutta proveniente dall’altro capo del mondo proprio perche’ cresciuta in un ambiente che non e’ il mio e questo non puo’ avere un buon impatto oltre che per l’ambiente anche per il mio fisico.

  • Ciao tesoro bello, non so quale sia la scelta a minor impatto ambientale ma passo di qui per lasciarti un salutino e un bacione grosso… visto che è da un po’ che non ci si sente… neppure su forum…. io aspetto ancora il “week end GHI edition 2”!!! 🙂
    un abbraccio
    Ale

  • Anna
  • Anna
  • Anna

    Io comunque oggi un po’ ho pensato, talvolta lo faccio

  • Jerry

    è arrivato il momento di prendere su un pezzettino di terra e impiatare un fruttto magari in permacoltura!!!
    Ciaociao

  • Sara

    Lapis, il tuo ragionamento è giusto ovviamente. Sarebbe però interessante prendere in considerazione la provenienza dei cibi più o meno manipolati dall’industria, ad esempio anche se acquistiamo dell’ottima pasta italiana bio, quanta energia ha richiesto la sua preparazione, l’imballaggio, la provenienza del grano, il consumo energetico che noi ci aggiungiamo cuocendola etc etc. E si parla solo di semplice pasta, che dire di seitan, tofu, che comunque rimangono prodotti vegan e a basso impatto rispetto al resto del cibo che la massa consuma. Sarebbe interessante trovare uno studio a riguardo e vedere come si colloca energeticamente l’ananas equosolidale.

    Jerry, hai assolutamente ragione, è quella la strada che vorrei seguire, ancora non so come dove e quando ma è quella!

    yasmina, weekend ghi quando vuoi, ho una voglia matta di rivedervi!! Dai dai dai organizziamo!

    Anna…aspetto il tuo commento 🙂

  • Inox

    Ciao Miss
    Ti capisco perfettamente, non fartene un problema, già quanto hai fatto per me è tanto.
    Grazie 🙂

    x Jerry: ho tolto circa 100 metri quadri di giardino e ne ho ricavato un orto con 6 alberi da frutto ed un orto spettacolare dove a rotazione tutto l’anno pianto prodotti tipici del periodo.
    Un passatempo ed una palestra(la zappa) davvero niente male .
    Mangio molto da li e so cosa mangio
    Sicuramente è quella la via da seguire
    Ciao:)

  • …mi faccio spesso la stessa domanda…
    Km zero per me sono le cose che compro qui attorno, ma obiettivamente, soprattutto per chi vive al nord, è impossibile comprare tutto a km zero. Diciamo che si cerca di fare il “più vicino allo zero”, per quanto possibile. Ma è implicito che l’avocado o l’arancia non cresceranno mai a Milano.
    Forse sarebbe più sostenibile battersi perché il trasporto su rotaia tornasse a funzionare. O perché le centrali elettriche utilizzassero energia eolica o fotovoltaica invece di gas e gasolio. Questo renderebbe il pianeta molto molto più sostenibile. In Italia si può coltivare tutto, ma proprio tutto, dalle mele del trentino all’avocado in Sicilia e un trasporto più coordinato e più sostenibile darebbe probabilmente più risultati della solita utopia di comprare a km zero (che se vai in giro per le cascine mezza giornata, a comprare da uno il riso e dall’altro l’insalata, inquini e non poco).
    Il km zero si può fare sull’insalata, che cresce ovunque, oppure sulle mele in trentino e sulle arance in sicilia. Ma viceversa è molto dura…

  • FACCHINETTI

    erbaviola sono d’accordo con te!!!!
    io ho mio suocero che ha un bell’orto e anche io a rotazione riesco ad avere tanta frutta e verdura! (ora sono sommersa da pomodori, cetrioli, insalata ecc….)
    ma le arance devo comprarle ( i limoni no, li ha mia sorella che abita in liguria)
    e tanta altra roba.
    cerchiamo di fare del nostro meglio … se tutti facessero poco sarebbe tanto… e non pochi che fanno tanto…
    SONO STATA SPIEGATA??????

  • philippe

    potresti mangiare le verdure locali crude.. però chiedendo al tuo stomaco che..”impatto” avrebbero..:)

  • Barbara

    W i freegan 🙂

  • robo

    Io a km 0 troverei da mangiare solo alghe, e neanche di buona qualità…

  • D’accordo anch’io su quello che dice Erbaviola, il km zero è spesso un’utopia, sebbene sia preferibile in ogni caso privilegiare i prodotti del proprio territorio, quando di stagione. Ma nel contempo, se dovessimo focalizzarci troppo su quello che c’è di disponibile “vicino a casa”, finiremmo per avere una dieta più restrittiva e monotona, per non parlare dell’aiuto che è possibile fornire privilegiando i prodotti del commercio equosolidale quando acquistiamo prodotti che hanno viaggiato per migliaia di kilometri. Riguardo alla tua questione comunque, ho letto un’argomentazione molto completa e ragionata sul libro di Peter Singer e Jim Mason “How We Eat” (tradotto anche in italiano), che ti consiglio come ulteriore spunto di riflessione.

  • marius

    Sono nuovo, complimenti bel sito, piacevole e sicuramente molto utile a tutti coloro che hanno iniziato questo complesso ma piacevole percorso di ricerca.

    volevo porti una domanda sperando di non essere ot.

    conosci Ehret ( http://www.arnoldehret.it/ ), cosa ne pensi del suo regime alimentare e delle sue “scoperte” riguardo al muco?

    Ci sono molti pareri e quasi sempre discordanti sulla dieta fruttariana, c’è chi dice che porta a grandi scompensi sino alla malattia, e c’è chi dice che riporta alla “giovinezza” e alla longevità?

    Come nasce la tua opinione a riguardo.
    Un abbraccio e grazie per l’attenzione…

  • Difficile una risposta oggettiva al tuo dubbio amletico!
    A parte il dato certo e cioè che la scelta vegan è più ecologica del kilometro 0 se onnivoro (articolo scientifico con dati a dimostrarlo)! E non mi sembra poco 😉
    Per i crudisti c’è il must di usare praticamente zero prodotti imballati, zero prodotti pronti e zero gas per cucinare.
    Io al tuo posto non andrei in tilt.
    Poi, come ha ricordato Yari, scegliendo alcuni prodotti si possono aiutare cooperative e popolazioni che ne hanno bisogno.
    E poi i casi di aiuto eclatante! Come la noce del brasile, che cresce solo in foresta pluviale ed il cui commercio stimola lo sfruttamento intelligente della foresta, genera una forma di sussistenza per le comunità che vi vivono, aiutandole a proteggerla ed evitando l’abbattimento!
    Stasera sono ottimista, dai 🙂

  • fam.cuore

    pultroppo non e’ facile pero’
    comunque sarebbe bello una famiglia .. come la tua
    una ha l’orto con c’erte cose
    una tiene i limoni
    ecc..
    cosi” tutto piu’ genuino ..
    io pero” spesso compro da contadini che .. possiedono il terreno ..
    ok non e’ il massimo ma mi accontento ho preso mele e pere molto piccole da loro i bimbi dicono che son buone!!