Mexico!

new mexico 019

( tempo di lettura 5 minuti )

L’orecchio sinistro sta decisamente meglio, la maggior parte dell’acqua che vi si era infilata dentro e’ uscita e sto recuperando l’udito momentaneamente perduto. Ieri sera io e Steven abbiamo discusso circa le prossime tappe. Considerando che non abbiamo soldi e che dovremo campeggiare, ma anche che vogliamo vedere il piu’ possible, siamo stati tentati di scendere fino in Messico, ed abbiamo infine deciso di lasciar perdere e di spendere piu’ tempo spostandoci ad Ovest, in una zona ricca di acque termali e di riserve indiane da esplorare. E cosi’abbiamo concluso la serata. Dato pero’ che Steven, come si dice dalle mie parti, cambia piu’ di idea che di mutande, stamattina e’ andato a chiedere in giro agli ospiti del B&B alcune informazioni sul Messico, scoprendo che per guidare in Messico avremmo dovuto ottenere un visto speciale e pagare una assicurazione. A quell punto abbiamo convenuto definitivamente che fosse il caso di lasciar perdere. Siamo andati a fare colazione al Little Sprout Juice bar, che mi ha preparato una centrifuga di carote, arancia e zenzero da risvegliarmi anche le cellule piu’ rimbambite, e dopo colazione Steven ha deciso di voler andare in Messico.
Ho fatto un respiro profondo, ho contato fino a 10, mi sono morsicata le mani, e poi ho detto OK, LET’S GO.
E cosi’ siamo partiti per El Paso in Texas, con l’intenzione di lasciare la macchina al confine e di passare a piedi a Ciudad Juarez, nella regione del Chihuahua. Lungo il percorso ci siamo fermati ad Hatch, famosa per il green chili e solo per quello penso. Hatch conta circa 1000 anime, tutte disposte lungo l’unica grande strada principale a vendere distese infinite di peperoncini di ogni tipo e noci pecan. Che poi noi abbiamo comprato.
Ci siamo anche fermata in un café’ che faceva burritos vegan con fagioli e peperoncini verdi per due dollari, e Steven voleva assolutamente provarli. Ne abbiamo ordinati un paio, io ho dato un morso ad uno dei due ed era talmente piccante che mi e’ uscito il sangue dal naso (giuro!). Steven si e’ mangiato tutto senza problemi, credo che abbia la lingua foderata di piombo.
Lasciata Hatch siamo arrivati ad El Paso, attraversando numerosi ed enormi allevamenti bovini per riempire le pance dei Texani. Molto triste.
El Paso e’ grande, trafficata, non come la El Paso di “Per un pugno di dollari”, con un grande ponte da attraversare per raggiungere il Messico.
Abbiamo lasciato l’auto in un parcheggio a pagamento, 2$ per 8 ore, e ci siamo avviati verso il ponte facendo la fila con numerosi messicani. Non controllano nessun documento per entrare in Messico, chiedono solo 5 pesos. Guardando in basso si vedono le reti col filo spinato, piene di buchi fatti dai clandestini, e graffiti non proprio gentili nei confronti del governo Americano.
Attraversare il ponte e’ stato come passare in un universo completamente diverso. Non appena messo piede in Messico siamo stati accolti da confusione, musica ad alto volume ad ogni angolo di strada, mercatini, bus rumorosi in continuazione, gente che ti vende ogni cosa. Resistere alla tentazione di comprare qualcosa nei mercatini di frutta e verdure e’ impossibile.
E infatti ben presto ci siamo trovati con le mani piene di borse con ogni cosa, che ci siamo poi dovuti scarrozzare tutto il giorno. Abbiamo comprato papaya, avocado, canna da zucchero, lime, pepperoni, foglie di cactus che una volta spinate si mangiano in insalata, tamarindo, salsa fresca e anche delle tortillas di mais che preparano e vendono al momento ad ogni angolo di strada, con 70 centesimi te ne danno una sporta.
E anche se son cotte non ho resistito. La cosa piu’ bella e’ stata poter andare in giro con la maglietta estiva. Ho notato poi che ogni negozio, oltre a vendere frutta e verdura e montagne di peperoncini, vende almeno 5 o 6 varieta’ di crocchette per cani sfuse. Non ho mai visto cosi’ tante crocchette per cani. Devono avere una passione per i loro cani!
Dopo diverse ore, e fattosi buio, abbiamo deciso di tornare indietro e di cominciare a cercare un posto per dormire. Ci siamo rimessi in fila al ponte, ben piu’ lunga stavolta per rientrare negli USA, affiancati da una coda lunghissima di auto.
Per il rientro i controlli sono stati ben piu’ severi ma abbiamo pagato solo 3 pesos. Alla frontiera il poliziotto si e’ pure messo a provarci con me, chiedendomi di dove ero, quando tornavo, che ero too pretty to come back, we want you to stay here, pero’ poi mi ha requisito gli avocado, dato che a quanto pare dovevano essere stati tagliati a meta’ e private del grosso seme centrale per passare. Bastardo…. Sembravano buonissimi…
Tornati alla macchina abbiamo guidato un po’ in direzione silver city in cerca di un posto per campeggiare, abbiamo mangiato papayas e tortillas improvvisate con pepeorne, cactus e salsa e abbiamo montato la tenda con un buio pesto e un cielo stellato spettacolare.
Quel poco che ho visto del messico e’ stato straordinario, e so bene di aver visitato per poche ore solamente una cittadina di confine, il che significa che ho visto ben poco. E’ un luogo che merita un viaggio a se’, di questo sono certa.

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