Lo svezzamento vegan del bambino: dove fare attenzione e gli innumerevoli vantaggi.

29yogurt.600

( tempo di lettura 11 minuti )

Avevo già da tempo programmato un post sullo svezzamento, come naturale conseguenza dei due articoli precedenti dedicati a gravidanza e allattamento.

Il caso di cronaca di questi giorni, relativo ad una bimba di due anni che sarebbe stata ricoverata a Genova perché gravemente denutrita in seguito ad una dieta vegana, rende l’argomento decisamente attuale.

Chiaramente, come mi aspettavo e come già accaduto già in passato, la notizia è poi stata smentita: bimba e genitori non sono vegani, la bimba non è finita in rianimazione, etc etc.

Ma alla stampa piace sempre tanto fare disinformazione e gioco scorretto, a quanto pare.

Tuttavia, vegani o meno, la dieta di un bimbo dallo svezzamento in poi va pianificata con cura e buon senso, e le informazioni corrette e “scientifiche” non mancano se le si cerca.

Evitate il “fai-da-te” e lasciate perdere guru e santoni con idee e filosofie sperimentali o personali, senza un minimo di bagaglio scientifico  o preparazione adeguata.

Se ognuno è libero di sperimentare su di sè (io stessa l’ho fatto, con anni di crudismo totale), è bene che eviti di proporre diete troppo estreme ai bambini in fase di crescita, poichè non sappiamo quali possano essere gli effetti a lungo termine.

E con diete estreme non intendo solo diete crudiste, o fruttariane: per me una dieta che includa prodotti industriali, zuccheri semplici o grassi dannosi rientra assolutamente nelle diete estreme, perchè mette a dura prova l’organismo delicato e in fase di accrescimento di un bambino, ponendolo a rischio di carenze e danni futuri anche gravi.

Non solo quindi non ritengo la dieta vegan ben pianificata una dieta estrema, ma la ritengo invece una dieta assolutamente sana, naturale, sostenibile e soprattutto sperimentata da centinaia di anni.

Checché se ne pensi, i nostri avi che vivevano nelle campagne fino a 100 anni fa avevano una alimentazione molto simile a quella vegana.

Le proteine animali erano molto poche, perché preziose, e comunque di elevatissima qualità (non c’erano allevamenti intensivi, ormoni, mangimi).

I cereali erano sempre integrali, e i legumi abbondavano, come fonte proteica prevalente.

In ogni caso, il periodo dello svezzamento di un bambino (6-12 mesi) è un periodo abbastanza critico e che richiede molta attenzione, poiché un inadeguato soddisfacimento dei fabbisogni nutrizionali potrà comportare ripercussioni negative su una corretta crescita, maturazione generale e stato di salute del bambino.

Gli effetti dell’alimentazione in questi primi mesi di vita saranno poi evidenti nei due-tre anni di vita successivi.

L’American Dietetic Association afferma che “una crescita ottimale e un buono stato ematologico sono la miglior valutazione disponibile di uno stile alimentare”.

Sempre l’American Dietetic Association, il Food and Nutrition Board del National Research

Council e il National Institute of Nutrition (Canada) considerano le diete vegetariane ben  pianificate una valida alternativa in età pediatrica.

“Le diete vegetariane correttamente pianificate forniscono alimenti in configurazione adeguata, ma senza eccessi di energia, proteine, grassi, minerali, vitamine, acqua e fibre. Esse soddisfano le esigenze di crescita e sviluppo del lattante o del bambino, sono appropriate per l’età e soddisfano qualunque altro fabbisogno particolare della salute nel singolo soggetto pediatrico”.

 

Attenzione agli eccessi.

Una dieta molto ricca è ancora oggi culturalmente accettata e spesso ricercata, basti pensare alle preoccupazioni delle nonne in questo senso, e anche di molti pediatri.

Tuttavia, anche gli eccessi possono risultare gravi e compromettenti lo stato di salute di un bambino, ed un eccesso di cibo predispone ad una serie di patologie croniche, le stesse che affliggono i Paesi ricchi.

L’utilizzo dello zucchero saccarosio, ad esempio, che oltre a predisporre alla carie dei denti, rappresenta un pericolo di possibile squilibrio nutrizionale.

Lo stesso dicasi per la presenza di additivi e contaminanti nei cibi o per un eccesso di proteine e grassi animali.

 

Svezzamento o autosvezzamento?

Non esiste un modo unico e definitivo di svezzare un bambino.

Troppe sono le variabili coinvolte, basti vedere come cambiano i consigli per lo svezzamento tra diversi paesi o culture.

Conoscevate la pratica dell’autosvezzamento, ovvero il lasciare che il bambino, guidato dal suo istinto, trovi da solo la sua strada verso l’introduzione del cibo “dei grandi”?

A me piace molto come concetto, ed è un po’ quello che ho praticato con Iris, la mia bimba, forte del fatto che la dieta in casa mia è comunque ben bilanciata per tutti.

L’autosvezzamento sii basa sul concetto che i bambini siano perfettamente in grado di autoregolarsi e rispettando le loro esigenze e preferenze saremo in grado di affrontare assieme al piccolo questo delicato periodo di passaggio.

Provate a leggere qualcosa sul tema, e vedete se questa pratica è “nelle vostre corde”.

A mio parere comunque l’autosvezzamento va praticato quando in casa si mangia già in maniera corretta, perchè altrimenti si rientra nella categoria degli “sperimentatori” e abbiamo già detto che sperimentare con i piccoli non è corretto e sicuro.

 

Tratto dal sito www.autosvezzamento.it:

“Immagina di avere sei mesi: ti stai divertendo a copiare tutto quello che fa la tua famiglia e vuoi afferrare ciò che loro hanno in mano per scoprire che cos’è. Quando guardi i tuoi genitori che mangiano ti affascinano gli odori, le forme e i colori. Tu non lo sai che stanno mangiando perché hanno fame, ma vuoi semplicemente provare a fare quello che fanno loro, qualunque cosa essa sia; è così che impari. Tuttavia, invece di permetterti di unirti a loro, i tuoi genitori continuano a metterti in bocca una qualche poltiglia con un cucchiaino. La poltiglia ha sempre la stessa consistenza, ma il sapore sembra variare: a volte è buono, altre no. Se sei fortunato te la faranno vedere, ma raramente permetteranno che tu la tocchi. A volte sembrano avere fretta, altre ti fanno aspettare prima di darti il boccone successivo. Quando sputi ciò che ti hanno dato perché ti hanno preso di sorpresa (o magari per vedere che aspetto ha) lo raccolgono il più velocemente possibile e te lo rificcano in bocca. Tu non hai ancora imparato che questa poltiglia ti riempie il pancino, così se hai fame ti irriti perché tutto quello che vuoi è una bella poppata. Magari se non hai tanta fame e la poltiglia è buona stai al gioco, ma rimani comunque curioso di sapere gli altri cosa stanno facendo e vorresti che permettessero di farlo anche a te.”

G. Rapley, T. Murkett, Baby Led Weaning (ovvero, Svezzamento pilotato dal bambino, NdT), p.30

 

In generale, comunque, va ricordato sempre che (regole generali):

  • Il cibo per bambini dovrebbe essere preparato senza aggiunta di sale, zucchero o spezie.
  • Filamenti, bucce e semi dovrebbero essere rimossi da frutta e verdura.
  • I legumi cotti dovrebbero essere passati per rimuovere le bucce.
  • Il cibo preparato in casa può essere tenuto in frigorifero fino ad un massimo di 2 giorni o congelato in piccole quantità per un uso successivo.
  • Miele e sciroppo di grano non dovrebbero essere somministrati a bambini al di sotto di 1 anno, perché questi prodotti possono contenere spore del Clostridium Botulinum, che può provocare un botulismo infantile

 

I gruppi alimentari indispensabili.

FRUTTA SECCA E SEMI: energia e minerali.

Noci, mandorle, pistacchi, anacardi, semi di zucca, di lino, di sesamo (in crema o polverizzati) sono costituiti da grassi di buona qualità e possono essere usati per condire pappe dolci o salate.

I grassi non vanno limitati nella dieta del bambino fino ai 2 anni d’età, quando devono rappresentare come minimo il 35 – 40% dell’energia totale.

Per la sintesi di Omega 3, è bene introdurre buone fonti di precursori di questo acido grasso semiessenziale, ad esempio attraverso l’assunzione quotidiana di un cucchiaino di olio di semi di lino.

 

CEREALI: l’alimento di base.

Sono fonte di carboidrati complessi, cioè energia a lento assorbimento nonchè di fibra, proteine, minerali, vitamine e oligoelementi. Possono contenere glutine (grano, farro, kamut, avena, orzo, segale) o non contenerlo (riso, mais, miglio, sorgo). Gli peseudocereali non contengono glutine e sono: grano saraceno, amaranto, quinoa.

Si consiglia di cominciare con i cereali che non contengono glutine e introdurre alla fine quelli che lo contengono.

Si consiglia anche di utilizzare cereali non integrali nei primi 18 mesi di vita, per non eccedere con le fibre.

 

LEGUMI: semi preziosi.

Sono ricchissimi di proteine, oligoelementi e minerali. Vanno consumati tutti i giorni, meglio però passarli al passaverdure o utilizzarli decorticati nei primi 18 mesi di vita.

Le diete vegane e vegetariane, se adeguate da un punto di vista calorico, forniscono un quantitativo di proteine adeguate anche per i bambini, anche (ma non solo) grazie ai legumi. Ricordiamo che un’assunzione di proteine superiore alle necessità può creare seri problemi metabolici e danni gravi.

VERDURA E FRUTTA: attenzione alle fibre!

Verdura e frutta sono importantissime per una corretta nutrizione, perchè apportano vitamine e preziosi minerali.

Una alimentazione a base vegetale non deve solo essere varia, ma nel caso dei bimbi almeno fino ai 18 mesi, ma anche nei primi 3 anni di vita, deve limitare l’apporto di fibra.

Un eccesso di fibra infatti può limitare l’assorbimento di alcuni nutrienti e rendere il cibo meno denso caloricamente.

Troppe fibre possono causare infatti:

  • Rallentamento della crescita
  • Coliche gassose, per aumentata fermentazione batterica.
  • Stitichezza paradossa, per cui il bambino non riesce ad evacuare feci troppo voluminose e spesso compatte.

Attenzione quindi agli eccessi anche in questo senso.

 

LATTI VEGETALI: non sostituiscono la mamma.

I latti vegetali non devono mai essere intesi come sostituti del latte materno. Possono essere introdotti da subito come spuntino. I primi latti da utilizzare sono quello di mandorla e di riso. Poi quello di nocciola, miglio e amaranto.

Dopo l’anno di età anche il latte di soia.

I nutrienti considerati “critici”

  • Ferro. Una dieta vegetariana non è carente in ferro, a patto di limitare l’eccesso di fibre alimentari e di avere l’accortezza di integrare ad ogni pasto cibi ricchi di vitamina C o succo di limone.
  • Calcio. Sono molti i cibi della dieta vegan ad elevato contenuto di calcio: molti vegetali a foglia verde e molte noci e semi (mandorle, noci, sesamo o derivati, come il tahin o la crema di mandorle). Qualche cucchiaio o bicchierino di succo fresco contenente foglie verdi può rappresentare un buon complemento della dieta, essendo ricco di ferro e calcio ma privo delle fibre.
  • Le vitamine D e B12. Essendo presenti solo nei cibi di derivazione animale, possono risultare carenti soprattutto per i bambini vegani che tuttavia, durante e anche dopo lo svezzamento e fino a 3 anni di vita, possono coprire il fabbisogno con assunzioni frequenti di latte materno (a condizione che questo sia adeguato per contenuto di vitamina D e B12) o formulato. E’ fondamentale assicurare anche al bambino una fonte affidabile e regolare di vitamina B12, onde scongiurare il rischio di danni neurologici permanenti. Fonti appropriate di vitamina B12 per i bambini vegani sono i supplementi di vitamina B12, e le formulazioni di latte di soia fortificato e adattato per i lattanti.

 

Fonti: Master in alimentazione e dietetica vegetariana, SSNV

Mi farebbe piacere leggere le vostre esperienze in merito, o discutere dei vostri dubbi e perplessità. Lasciatemi un commento, oppure scrivetemi a sara@missvanilla.it

 

Spread the love