La paura del vuoto..

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E’ difficile spiegare il senso del digiunare, o del semidigiunare, a chi non conosce questa esperienza.

Nella vita di tutti i giorni molti di noi sono abituati a sopprimere e soffocare le emozioni sgradevoli, e ognuno ha molti modi differenti per farlo.

Non è per tutti così, ma per alcuni affrontare le proprie ansie è impresa ardua, e spesso sgradevole. Le nostre paure possono essere di varia natura: paura di essere abbandonati, di non essere amati, di non essere abbastanza bravi, di non essere accettati, paura di non valere abbastanza…. le nostre insicurezze nascono dalla paura, e spesso anche molti atteggiamenti di rigidità o di spavalderia.

Le nostre ansie possono avere origini differenti: alcune esperienze negative che ci siamo trovati a vivere, spesso nell’infanzia, e che probabilmente oggi non siamo nemmeno in grado di ricordare, e che tuttavia possono averci segnato.

Lo so, sembra che questo abbia poco a che fare con l’esperienza del digiuno. Come accennavo, comunque, se è vero che molti di noi convivono con queste ansie, è anche vero che spesso ciò che cerchiamo in tutti i modi di fare quotidianamente è di farle tacere il più possibile, anche perchè non sappiamo bene come affrontarle.

Un modo frequente di far deviare una sensazione sgradevole è quello di distrarre continuamente la mente, in ogni modo possibile, per non essere mai presenti a confrontarci con ciò che ci spaventa. Io conosco alcune persone, ma non molte per la verità, in grado di stare serenamente con se stesse. La maggior parte non è in grado…. appena si sveglia la mattina accende subito la radio o la TV, e la TV spesso contribuisce a mantenere il pensiero distratto durante tutta la giornata… poi intervengono mille sistemi per non stare mai “soli”, tutti i tipi di “dipendenze” sono spesso un modo per distrarre la mente, per occuparla con qualcosa… il fumo, le droghe, l’alcol, le sostanze eccitanti che creano appunto dipendenza sia fisica che mentale, ma anche alcune attività come giocare d’azzardo, o compiere imprese “estreme” che mantengono sempre alta l’adrenalina nel sangue… Mi riferisco ovviamente a situazioni in cui si è instaurata una dipendenza, un attaccamento morboso a certe sostanze o situazioni.

Pare strano comunque, ma forse il cibo è lo strumento più utilizzato per il rimbambimento della coscienza, ed anche il più subdolo perchè il rapporto con il cibo è difficile da gestire, non possiamo eliminarlo con uno sforzo di volontà come si fa con alcol e sigarette, dobbiamo averci a che fare tutta la vita. Chi mangia in eccesso, in particolare determinati cibi per i quali è stato dimostrato che sono in grado di avere un effetto simile a certe oppiacei (zuccheri, alimenti industiali carichi di sostanze chimiche, farine raffinate e anche i latticini) ottiene un vero e proprio addormentamento dei sensi, che è poi l’effetto desiderato.

Un effetto similare si può tuttavia ottenere con ogni cibo se mangiato in grosse quantità, anche il più sano. Di fatto il cibo serve a riempire letteralmente il vuoto interiore che sentiamo in certe circostanze, che cambiano a seconda della storia di ciascuno di noi, tenendoci impegnati e non facendoci pensare, e aggravando l’apparato digestivo che ci regalerà poi quella sensazione di sonnolenza che seda le emozioni.

E’ importante secondo me, attraverso l’autoanalisi, cercare di capire quali sono le situazioni emotive che scatenano certi comportamenti. Io ci ho messo un po’ di tempo e dedizione per capire in quali momenti mi sentivo più debole e vulnerabile, ma alla fine sono riuscita a comprendere i meccanismi che mi facevano scatenare un desiderio esagerato di mangiare, di riempire il mio vuoto.

Il problema però è che dopo aver capito le cause scatenanti bisognerebbe anche capire come superare il problema. Io mi sono resa conto che è inutile aggirarlo, il problema. Va affrontato, altrimenti si ripresenterà sempre. Ciò significa che quando l’ansia o la paura si presentano bisogna sforzarsi di viverle e di accettarle cercando di rimanere presenti il più possibile per essere in grado di riconoscerle. Per chi, come me, tende ad usare il cibo come strumento di soppressione delle emozioni negative, la cosa più dura da affrontare è rimanere senza cibo e quando l’ansia arriva, presentandosi con mille nomi diversi (nel mio caso attuale probabilmente ha la forma della paura del futuro immediato) non cercare una distrazione, ma essere presenti.

In passato, quando le emozioni sgradevoli erano in arrivo e io mi sforzavo di non buttarmi sul troppo cibo, spesso finivo col cercare di distrarmi in altro modo: guardando la TV, cercando di non stare mai sola, rimanendo troppo a lungo su internet oppure anche cercando di dormire. Tutto, pur di non pensare.

Ultimamente alcuni eventi e alcune persone mi hanno portata ad essere a volte esageratamente in ansia. Ovviamente non è mai colpa degli eventi o delle persone, essi sono solo degli strumenti attraverso i quali le nostre paure più nascoste si palesano, fatto sta che la prima giornata di semidigiuno si è rivelata tosta, una altalena di emozioni davvero difficili da gestire.

Non è un caso che sentissi il bisogno di staccarmi dal cibo solido per un po’. E’ come se avessi bisogno di ritrovare una maggiore lucidità mentale per dare il giusto peso a certe situazioni (il lavoro e la frustrazione ad esso connessa) e a certe persone.

Questa sera mi sono trovata a dover gestire un’ansia davvero pesante, che cresceva in modo esponenziale e incontrollabile, e che non sapevo come calmare. Ho pensato che l’unica maniera possibile era stare in mezzo alla tempesta, osservandola e pazientando fino al sopraggiungere della quiete. Ho spento il telefono, il computer, la radio, mi sono seduta al buio, ascoltando la mia pancia vuota e le mie emozioni nitide e forti. L’ondata è arrivata, lo stomaco si è contratto, il cuore si è messo a battere forte, ho avvertito il vuoto, la caduta libera, il terrore di frantumarmi al suolo… e poi la fitta è passata, i muscoli si sono allentati, e io forse sono un pochino più solida..

Buonanotte 🙂

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