La colletta alimentare

( tempo di lettura 3 minuti )

Stavolta riporto le parole dell’amico Nicola Gogoli, che condivido, sull’evento di qualche giorno fa: le collette alimentari, che avrete probabilmente notato nei supermercati…

Falsi Rimedi. Fame e colletta alimentare

Il cibo c’è ma i poveri non hanno soldi per comprarlo, né possono produrlo da soli. Meno male che una volta all’anno possiamo regalare la nostra bella scatoletta di carne. Così la coscienza gongola, e l’industria alimentare pure.

28 novembre 2007 – Nicola Gogoli

Fonte: Corriere Romagna – 25 novembre 2007

La coscienza si lava con una scatoletta di tonno. È questo l’insegnamento più forte che ha lanciato la Colletta alimentare che si è svolta domenica nei supermercati. Di fronte alla povertà, meglio regalare carne in scatola ai più bisognosi piuttosto che mettere in discussione un modello di sviluppo che non fa altro che ingrassare fino all’obesità metà pianeta ed affamare mortalmente l’altra metà. È più facile. La coscienza è a posto. Ma bastava guardare i carrelli della spesa per accorgersi che qualcosa non andava. Ormai anche le organizzazioni mondiali più accreditate concordano che un’alimentazione basata sugli animali e gli allevamenti non è più sostenibile. Lascio da parte il discorso etico, perché non è questa la sede. Affronto solo il discorso economico
La carne è l’alimento meno produttivo che esista. Ogni fetta di carne che mangiamo comporta uno spreco di risorse (dall’acqua ai cereali necessari per allevare l’animale) che vengono sottratte a gente che muore di fame. Solo per riempire le nostre pance di cadaveri di animali. Un solo giorno di digiuno mondiale dalla carne, forse farebbe molto meglio di tutte le scatolette che la Colletta alimentare ha raccolto. Ma questo messaggio non riesce a farsi strada. Nonostante quello che abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni, nessuno vuole mettere in discussione il nostro modello di sviluppo, o meglio di sfruttamento. Contro la povertà ci dicono di regalare scatolette ai poveri, contro la siccità ci dicono di chiudere il rubinetto quando ci laviamo i denti. Ma scherziamo? Sono davvero questi i rimedi? Secondo i dati delle associazioni vegetariane, nell’arco della propria esistenza, un italiano consuma 14 bovini, 23 suini, 45 tacchini e 1.100 polli – per un consumo di carne annuo pari a 80 Kg (tre volte il quantitativo ritenuto accettabile dall’Istituto Italiano della Nutrizione). Riprendo alcuni dati di John Robbins. Prendiamo un ettaro di terreno agricolo. Se ci piantiamo patate riusciamo a far mangiare 22 persone. Se coltiviamo riso ne nutriamo 19. Se produciamo mais si mettono a tavola in 17. Con fagioli e piselli accontentiamo 9 persone. Poniamo invece di produrre carne. Prima coltiviamo il terreno con cereali o soia per nutrire il bestiame, poi uccidiamo gli animali per mangiare la carne. Con la carne prodotta si riesce a sfamare solo una persona se si tratta di carne di manzo; due se alleviamo polli; tre per i maiali.
Il direttore generale dell’International Water Management Institute, prof. Frank Rijsberman, proprio quest’anno in Australia ha spiegato che la dieta di un tipico mangiatore di carne ha un costo di 5.400 litri d’acqua al giorno, il doppio di un vegetariano che riceve lo stesso valore nutritivo.
Il cibo c’è ma i poveri non hanno soldi per comprarlo, né possono produrlo da soli. Meno male che una volta all’anno possiamo regalare la nostra bella scatoletta di carne. Così la coscienza gongola, e l’industria alimentare pure.

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  • sottoscrivo…

  • Questi articoli non si leggono mai su giornali importanti e in televisione non arrivano neanche certe tematiche…

  • filippo

    ..una goccia nell’oceano dell’indifferenza che ci circonda.. sarà sempre niente è vero.. ma vogliamo rifiutarla?

  • vero che posso diffondere anche questo articolo sui forum che frequento?
    bacio
    Bibi

  • HELP ME!!!!!!!!!! cicci ho cancellato per sbaglio la rubrica e-mail, mi rimandi la tua via sms?? bacio bacio
    Bibipasticciona

  • Bibi, certo diffondi! Articoli com questo è bene farli leggere a molti 🙂
    Poi ti scrivo, ho cambiato email, un bacione!