Bisogno di leggerezza

Sergio-Larrain

( tempo di lettura 5 minuti )

Rivelo qualcosa di me: sono in fissa col downsizing e col minimalismo.
Anche se va “di moda” di questi tempi, io in effetti ricordo di esserlo sempre stata. Non mi è mai piaciuto accumulare cose, ho sempre detestato il collezionismo, sin da piccola (l’unica cosa che accumulavo erano i numeri di Topolino) ma questa fissazione ha iniziato a manifestarsi prevalentemente nell’adolescenza.
Ricordo che ogni tanto mi prendeva qualche raptus e facevo pulizia estrema di tutta la mia camera, eliminando tutto quello che ritenevo superfluo. Forse anche troppo, forse qualche ricordo ora mi piacerebbe averlo tenuto, ma forse anche no. Ricordo che pensavo che tanto le cose importanti non me le sarei dimenticate in ogni caso.
Ogni volta che terminavo una di queste pulizie, mi sentivo benissimo.
A ben pensarci, è proprio così che sono approdata al crudismo. Sentivo la necessità di liberarmi di un po’ di tutto, di tornare all’essenza delle cose, e anche del cibo.
Al di là della questione etica e al di là della questione salutistica, mi piaceva da adolescente essere vegetariana anche perchè potevo nutrirmi in modo più semplice, usando meno ingredienti. Ancora più bello è stato scoprire il veganesimo, via altre sovrastrutture alimentari. Il crudismo poi…era il massimo.
Quando ho eliminato del tutto la cucina, i fornelli, la cappa aspirante (che ormai non funzionavano nemmeno molto bene) è stato liberatorio e bellissimo.
Mi è sempre piaciuta da morire l’idea di aver bisogno di poche cose, di poter in qualunque momento mettere tutto in uno zaino ed essere pronta per andare ovunque. Infatti, sono sempre stata brava a fare le valigie: le mie erano sempre semivuote e leggere. Ho sempre detestato viaggiare pesante.
Tuttavia sono anche una persona curiosa, e se da un lato diventare vegan e poi crudista ha semplificato alcune cose, abolendo dalla lista della spesa parecchi ingredienti, dall’altro ha anche spalancato le porte a mondi diversi.
Nuovi cibi da esplorare, cereali, legumi, frutta, verdura, semi, tutta la varietà della natura da scoprire e sperimentare…colori e sapori nuovi da combinare, ma anche tecniche nuove di cottura, e poi strumenti e arnesi di diverso genere.
E così, pian piano, la mia cucina è ritornata ricca, piena di cose, vasetti con semi di mille colori, semi da sgranocchiare, cuocere, tritare, germogliare, mescolare, impastare. E poi cassetti pieni di mestoli, spatole, pentole e pentolini, e una gamma di utensili infinita per ogni scopo.
Ogni tanto, osservando la mia cucina, mi viene l’ansia. Non riesco mai pienamente a godere di tutta questa infinità di cose, non riesco mai del tutto a gestirle. Ricomincio a sognare la sobrietà, ricomincio a desiderare la chiarezza.
Sì, perché il troppo mi crea confusione. Guardo dentro la dispensa piena e mi dico: non ho niente da mangiare. Esattamente come quando si apre un armadio troppo pieno e si crede di non avere nulla da vestire.
Il fatto è che, ad un certo punto, il troppo mi spegne la fantasia, mi toglie lo stimolo.
Mi diverte di più la sfida di avere poco e di doverci ricavare qualcosa di buono e speciale.
Così ricomincio la discesa nel tentativo di raggiungere la frugalità che tanto mi piace, e cerco di capire ogni volta dove voglio arrivare, a che cosa ambisco.
Non è semplice, in un mondo che cerca di convincerti che la varietà è il sale della vita, dove la gente sembra entrare in crisi se non trova quello specifico Jogurt in mezzo ad una parete foderata di mille Jogurt diversi (e lavorando in un negozio che vende cibo ho ben presente le davvero futili ragioni per le quali la gente può andare in crisi).
Io però so come mi sento quando “ho meno”: libera, leggera, mi riapproprio del mio spazio e del mio tempo perché avete tanto porta via tempo e spazio. E soldi, che significano ancora tempo (quello che mi serve per guadagnarli).
Quando ho troppo, non mi sento felice.
Ne faccio quasi una malattia.
Ho davvero bisogno di una dispensa COSI’ tanto variegata? Ho contato di avere più di 10 tipi diversi di dolcificanti naturali, per non parlare di tutto il resto. Ingredienti che poi uso pochissimo, perché non ho spesso il tempo di gestirli tutti, di cucinare così tanto da finirli in tempi brevi.
Insegnare cucina naturale non mi aiuta in questo, perché sperimentare mi permette di imparare sempre di più e poi trasmettere….però è davvero questa la cucina che voglio insegnare?
Una cucina complicata, costosa, piena di ingredienti esotici e rari, ed il fatto che sia crudista la rende ancora più complicata invece di semplificare tutto.
Devo veramente iniziare a lavorarci su, seriamente.
Dispensa leggera, frigo leggero, guardaroba leggero, cucina leggera, abitudini leggere. Perché in fondo quello che desidero è una vita leggera con un cuore leggero e una mente leggera.
E voi, in che modo vi avvicinate alla leggerezza, ammesso che sia il vostro desiderio?

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  • A me sinceramente stanca molto di più essere alla perenne ricerca di qualcosa… Magari me stessa…Ed effettuare questa ricerca sempre e in perenne connessione con il cibo. Al centro c’è sempre il cibo e mai io. Questo mi dispiace del mio percorso, che per quanto “equilibrato” ad oggi, è sempre correlato a ciò che metto nella pancia. Adoro cucinare, che sia cotto o che sia crudo, ma come te sento il bisogno di allegerirmi, soprattutto la testa, i pensieri… Vorrei sentirmi più libera… Ma ci sto lavorando. <3

  • Eh sì Cami, lavori in corso perenni…sai, a volte penso che i nostri avi che vivevano in campagna e mangiavano veramente quello che offriva la loro terra, non avevano tutti questi problemi col cibo, tranne forse quello che non ce ne fosse abbastanza. Ma due o tre erano le varietà a loro disponibili, questo mi racconta mia mamma. Non voglio assolutamente dire (mai!) che si stava meglio quando si stava peggio, però oggi siamo ben lontani da un equilibrio …confido che ci arriveremo, dobbiamo arrivarci!!

  • Benvenuta anche tu nel mondo minimalista! Si sta benissimo devo dire! Pulizia, ordine e pochissime cose intorno mi hanno sempre reso sereno e felice, per non parlare della sensazione di benessere dopo un’opera di repulisti (che tu non vedevi sempre di buon grado però:-).
    In tema di detti dei nostri avi di campagna ti ricordo l’ever green: “Se te te bitui col poco, no te manca mai gnente”
    Ciao! Saluti da Mirtillo 🙂

  • Mi

    Io ti leggo sempre con sincera ammirazione.
    Io non sono “leggera”,ahimè.
    La mia insicurezza da sempre mi ha condotto a riempire sempre le valigie e cassetti.
    Sto migliorando però grazie al passaggio dalla cosmesi tradizionale a quella cosiddetta ecobio,che per quanto possa sembrare frivolo in apparenza a me ha rivoluzionato lo sguardo completamente sugli acquisti portandomi nel mondo degli inci e degli ingredienti,a riscoprire la bellezza della sobrietà e il piacere di avere pochissimi prodotti scelti veramente e da usare con reale piacere.
    Poi,ovviamente c’è l’aver cambiato alimentazione.
    Una rivoluzione e una rinascita.
    Un rimparare a mangiare,masticare,assaporare i sapori più semplici e goderne.
    E’ un cammino,ma intanto faccio valigie meno piene e il senso di leggerezza da te citato è inebriante e liberatorio.

  • Ciao! Che bel post…
    Da anni ormai, e cioè da quando è iniziata la mia infinita serie di spostamenti e traslochi, ho smesso di accumulare cose, di cui altrimenti amavo riempire tasche e cassetti, da adolescente ero una di quelle che conservano i biglietti dei concerti e i sottobicchieri cartonati dei pub. Ora sono finita all’eccesso opposto, forse. La mia vita è un continuo decluttering. Pochissimi vestiti, sempre quelli da anni, ma che quando mi stufano baratto. ecco, il baratto è il mio escamotage per sentirmi leggera. Baratto-iamo di tutto. Libri, scarpe, vestiti nostri e dei bambini, giocattoli, mobili, tappeti, piatti, lampadari… Da quando siamo diventati genitori abbiamo affinato questa arte dello scambio, che ci permette di ridurre al minimo lo spreco, di risparmiare e di non accumulare inutilità. 🙂 Quanto alla leggerezza di pensiero…mi affido ancora alle buone vecchie passeggiate all’aria aperta, allo yoga, alla meditazione, alle coccole di mio marito e ai fiori di Bach ;). Sulle questioni di cibo sono in continua evoluzione con periodici passi indietro. Mangiare crudo fino a sera sento essere la cosa ideale per me, per il mio organismo, per la mia lucidità…ma al tempo stesso c’è la forte componente socio-affettiva che ogni tanto ( a volte più spesso, a volte meno) mi richiama al piatto di riso a pranzo 🙂
    Shanti

  • Elisabetta

    Anche io sogno il minimalismo, quasi francescano. Ovvero la semplicità unita alla sobrietà a 360*. Ma la mia situazione attuale e’ disastrosa. La mia piccola casa e’ piena zeppa di oggetti inutili un po’ miei, molti dei miei due figli per lo più giocattoli non utilizzati ma soprattutto accumulati dal mio maritino collezionista seriale. Abbiamo la collezione dei dvd Disney, collezione delle macchinine cars collezione di francobolli collezionati da altri, collezione di cravatte, collezione di stampanti, cd musica classica, cd jazz, collezione di vini, collezione di scarpe che si dimentica di avere. Il collezionismo e’ anche contagioso, i miei figli provano ad iniziare collezioni: album di figurine, carte, macchinine, gormiti, palline, bambole ecc… Tutto questa roba provoca inevitabilmente disordine che a sua volta provoca polvere sporco. E io episodicamente mettevo a posto. Ora non ne posso più il disordine mi crea confusione e stanchezza fisica, depressione.
    Che faccio fuggo?