Bisogno di leggerezza

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Rivelo qualcosa di me: sono in fissa col downsizing e col minimalismo.
Anche se va “di moda” di questi tempi, io in effetti ricordo di esserlo sempre stata. Non mi è mai piaciuto accumulare cose, ho sempre detestato il collezionismo, sin da piccola (l’unica cosa che accumulavo erano i numeri di Topolino) ma questa fissazione ha iniziato a manifestarsi prevalentemente nell’adolescenza.
Ricordo che ogni tanto mi prendeva qualche raptus e facevo pulizia estrema di tutta la mia camera, eliminando tutto quello che ritenevo superfluo. Forse anche troppo, forse qualche ricordo ora mi piacerebbe averlo tenuto, ma forse anche no. Ricordo che pensavo che tanto le cose importanti non me le sarei dimenticate in ogni caso.
Ogni volta che terminavo una di queste pulizie, mi sentivo benissimo.
A ben pensarci, è proprio così che sono approdata al crudismo. Sentivo la necessità di liberarmi di un po’ di tutto, di tornare all’essenza delle cose, e anche del cibo.
Al di là della questione etica e al di là della questione salutistica, mi piaceva da adolescente essere vegetariana anche perchè potevo nutrirmi in modo più semplice, usando meno ingredienti. Ancora più bello è stato scoprire il veganesimo, via altre sovrastrutture alimentari. Il crudismo poi…era il massimo.
Quando ho eliminato del tutto la cucina, i fornelli, la cappa aspirante (che ormai non funzionavano nemmeno molto bene) è stato liberatorio e bellissimo.
Mi è sempre piaciuta da morire l’idea di aver bisogno di poche cose, di poter in qualunque momento mettere tutto in uno zaino ed essere pronta per andare ovunque. Infatti, sono sempre stata brava a fare le valigie: le mie erano sempre semivuote e leggere. Ho sempre detestato viaggiare pesante.
Tuttavia sono anche una persona curiosa, e se da un lato diventare vegan e poi crudista ha semplificato alcune cose, abolendo dalla lista della spesa parecchi ingredienti, dall’altro ha anche spalancato le porte a mondi diversi.
Nuovi cibi da esplorare, cereali, legumi, frutta, verdura, semi, tutta la varietà della natura da scoprire e sperimentare…colori e sapori nuovi da combinare, ma anche tecniche nuove di cottura, e poi strumenti e arnesi di diverso genere.
E così, pian piano, la mia cucina è ritornata ricca, piena di cose, vasetti con semi di mille colori, semi da sgranocchiare, cuocere, tritare, germogliare, mescolare, impastare. E poi cassetti pieni di mestoli, spatole, pentole e pentolini, e una gamma di utensili infinita per ogni scopo.
Ogni tanto, osservando la mia cucina, mi viene l’ansia. Non riesco mai pienamente a godere di tutta questa infinità di cose, non riesco mai del tutto a gestirle. Ricomincio a sognare la sobrietà, ricomincio a desiderare la chiarezza.
Sì, perché il troppo mi crea confusione. Guardo dentro la dispensa piena e mi dico: non ho niente da mangiare. Esattamente come quando si apre un armadio troppo pieno e si crede di non avere nulla da vestire.
Il fatto è che, ad un certo punto, il troppo mi spegne la fantasia, mi toglie lo stimolo.
Mi diverte di più la sfida di avere poco e di doverci ricavare qualcosa di buono e speciale.
Così ricomincio la discesa nel tentativo di raggiungere la frugalità che tanto mi piace, e cerco di capire ogni volta dove voglio arrivare, a che cosa ambisco.
Non è semplice, in un mondo che cerca di convincerti che la varietà è il sale della vita, dove la gente sembra entrare in crisi se non trova quello specifico Jogurt in mezzo ad una parete foderata di mille Jogurt diversi (e lavorando in un negozio che vende cibo ho ben presente le davvero futili ragioni per le quali la gente può andare in crisi).
Io però so come mi sento quando “ho meno”: libera, leggera, mi riapproprio del mio spazio e del mio tempo perché avete tanto porta via tempo e spazio. E soldi, che significano ancora tempo (quello che mi serve per guadagnarli).
Quando ho troppo, non mi sento felice.
Ne faccio quasi una malattia.
Ho davvero bisogno di una dispensa COSI’ tanto variegata? Ho contato di avere più di 10 tipi diversi di dolcificanti naturali, per non parlare di tutto il resto. Ingredienti che poi uso pochissimo, perché non ho spesso il tempo di gestirli tutti, di cucinare così tanto da finirli in tempi brevi.
Insegnare cucina naturale non mi aiuta in questo, perché sperimentare mi permette di imparare sempre di più e poi trasmettere….però è davvero questa la cucina che voglio insegnare?
Una cucina complicata, costosa, piena di ingredienti esotici e rari, ed il fatto che sia crudista la rende ancora più complicata invece di semplificare tutto.
Devo veramente iniziare a lavorarci su, seriamente.
Dispensa leggera, frigo leggero, guardaroba leggero, cucina leggera, abitudini leggere. Perché in fondo quello che desidero è una vita leggera con un cuore leggero e una mente leggera.
E voi, in che modo vi avvicinate alla leggerezza, ammesso che sia il vostro desiderio?

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